La Cuccìa

Ci sono sapori che rimangono impressi nella mente per tutta la vita. Sono i piatti che preparavano le nostre mamme o le nostre nonne utilizzando degli ingredienti semplici e naturali; ricette che necessitavano di tempo e pazienza, cose di cui, purtroppo, ai giorni nostri non siamo adeguatamente forniti.

Il piatto che oggi presenterò si chiama Cuccìa, forse più conosciuta come Cuccìa di Santa Lucia, un piatto povero della tradizione siciliana la cui genesi sembra dividersi tra quella dei riti greco-ortodossi, per la commemorazione dei defunti, e quella cattolica come ringraziamento per il miracolo fatto da Santa Lucia durante la carestia del 1763.

La Cuccìa ha sostanzialmente una versione dolce ed una salata, ma all’interno dei queste due tipologie, esistono ulteriori varianti che dipendono essenzialmente dalle tradizioni delle zone in cui questo piatto si è affermato.

La versione della Cuccìa di cui oggi ci occuperemo, sarà quella salata, ed in particolare quella legata alla tradizione della commemorazione dei defunti , che viene preparata nel territorio di Riesi in provincia di Caltanissetta.

Il piatto si presenta come una zuppa di grano e legumi condito con olio a crudo. Pur essendo composto da ingredienti semplici, il suo sapore è strettamente legato dalla qualità degli stessi e al tempo che viene dedicato alla preparazione del grano e dei legumi.

Ingredienti

500 g di grano tenero
250 g di ceci secchi
250 g di fave secche
Olio d’oliva EVO
Sale q.b.
Alloro in foglie

Tempo di preparazione: due giorni per far ammollare il grano, i ceci e le fave in acqua e due ore per la cottura.

Preparazione

Per praticità suddividerò le fasi di lavorazione della ricetta per giorni, in modo da rendere più chiara la preparazione.

Giorno 1

Prenderemo il grano e, mediante controllo visivo, elimineremo gli eventuali residui presenti. Successivamente lo metteremo all’interno di un colino capiente a maglie fini e lo faremo passare in acqua corrente per lavarlo bene. A questo punto lo immergeremo in una terrina in abbondante acqua, che dovrà coprire di almeno un dito la superficie del grano: rimarranno cosi per due giorni, avendo l’accortezza di cambiare l’acqua il giorno dopo.

dopo aver pulito il grano a vista, si passa sotto l’acqua corrente per liminare gli ultimi residui ed infine si metta all’interno di una ciotola in abbondante acqua.

Giorno 2

Innanzitutto cambieremo l’acqua del grano e successivamente inizieremo la pulitura dei ceci usando la stessa metodologia utilizzata per il grano: pulitura a vista e risciacquo in acqua corrente.
Infine li sistemeremo in una seconda terrina tenendoli così per 12/24 ore.

Le fave andranno preparate la sera prima della cottura, sempre con la solita procedura di pulitura. Dovranno essere messe in una ciotola a bagno per tutta la notte.
Per comodità, visto che dovranno sciogliersi durante la cottura, useremo le fave già tagliate di dimensione medio piccola.

Anche per i ceci si usa lo stesso processo di pulitura usato per il grano

Giorno 3

Anche in questo caso per praticità suddividerò le fasi di lavorazione per tipo di ingrediente, anche se la cottura dovrà essere fatta in contemporanea.

Le fave

Dopo aver scolato l’acqua e sciacquato, metteremo le fave in una pentola piena d’acqua fredda. Cuoceremo a fuoco vivace per circa un’ora, salando e aggiungendo l’alloro verso la fine: le fave al termine della cottura dovranno sciogliersi. Se volessimo una consistenza più cremosa, girando con una frusta potremmo ottenere una sorta di crema vellutata.
Il tempo di cottura sarà all’incirca di un’ora.

Il grano

Dopo aver scolato l’acqua e sciacquato, metteremo il grano in una pentola piena d’acqua fredda e lo cuoceremo per circa due ore. Aggiungeremo a fine cottura le foglie di alloro. Se l’acqua dovesse essere troppa ne leveremo un po’e la manterremo al livello del grano. La consistenza della zuppa non dovrà essere né troppo liquida né troppo asciutta.

I ceci

Anche qui scoleremo e risciacqueremo il legume e mettendolo in una pentola piena d’acqua fredda. Lo porteremo a cottura per circa un paio d’ore senza girarli, verso fine cottura aggiungeremo l’alloro in foglie.

In questa fase non aggiungeremo il sale, lo metteremo nella fase successiva.

La zuppa

Quando i ceci ed il grano saranno cotti, li uniremo in un’unica pentola, aggiungeremo il sale e faremo sobbollire ancora per qualche minuto girando il tutto, in modo che il tutto prenda sapore.

Ultimata quest’ultima fase, potremo finalmente impiattare: metteremo nel piatto un mestolo di zuppa alla quale aggiungeremo, a piacere, la crema di fave, un po’ di l’olio EVO a crudo e……buon appetito.

Approfondimenti

Articolo sulla Gazzetta del Gusto
Pagina sulla Cuccìa su Wikipedia
Articolo di Sebastiano Rizza

4 pensieri su “La Cuccìa”

  1. Le tradizioni sanno di casa, di infanzia….nel tramandare, sembra di sentire quelle risate, quelle voci, quei dialetti….si sentono i profumi dei piatti preparati per stare insieme. La cuccia è senza dubbio tutto questo….la dedizione, la voglia di stare insieme condividendo un piatto semplice, contornato da tante altre piccole cose preparate e gustate i insieme… beati noi che ancora oggi possiamo portare avanti momenti e piatti cosi.

  2. É sempre interessante conoscere usi e costumi delle varie regioni d’Italia. Grazie per questo viaggio nelle cucine e nelle tradizioni siciliane . Non l’ho mai assaggiata e non sarei mai in grado di prepararla ,per la mia impazienza in primis, ma sé capiterò in quei luoghi nel periodo giusto la cercherò sicuramente.

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